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La "Carta dei diritti dei figli" nella separazione dei genitori

Contenuto a cura
dell'Avv. Isabella Castiglione e dell'Avv. Rodolfo Pacor
Data creazione: 19 Nov 2018
Data ultima modifica: 19 Nov 2018

Nel mese di Settembre 2018 l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha realizzato e pubblicato “la carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori” ispirata ai principi fondamentali della Convenzione di New York, ed in particolare a quelli dell’ascolto e del superiore interesse dei minori.

Come specificato nella premessa, tale carta si rivolge sia ai bambini ed ai ragazzi, che anche ad una eterogeneità di destinatari tra i quali i genitori, gli avvocati, i giudici ecc.

La Carta è articolata in 10 punti, 10 diritti, e vuole rappresentare uno strumento pensato per la tutela e protezione dei bambini e dei ragazzi coinvolti nell’esperienza della separazione, con l’obbiettivo di rendere consapevole gli adulti e in primis i genitori, della necessità di mantenere inalterata la centralità del figlio nella costruzione comune del nuovo assetto familiare.

  1. I figli hanno il diritto di continuare ad amare ed essere amati da entrambi i genitori e di mantenere i loro affetti;
  2. I figli hanno il diritto di continuare ad essere figli e di vivere la loro età;
  3. I figli hanno il diritto di essere informati e aiutati a comprendere la separazione dei genitori;
  4. I figli hanno il diritto di essere ascoltati e di esprimere i loro sentimenti;
  5. I figli hanno il diritto di non subire pressioni da parte dei genitori e dei parenti;
  6. I figli hanno il diritto che le scelte che li riguardano siano condivise da entrambi i genitori;
  7. I figli hanno il diritto di non essere coinvolti nei conflitti tra genitori;
  8. I figli hanno il diritto al rispetto dei loro tempi;
  9. I figli hanno il diritto di essere preservati dalle questioni economiche;
  10. I figli hanno il diritto di ricevere spiegazioni sulle decisioni che li riguardano;

Dieci diritti quelli sopra elencati, che se effettivamente seguiti potrebbero evitare il conflitto genitoriale purtroppo oggi sempre più dilagante, sia dentro che fuori dalle aule dei tribunali.

I genitori infatti dovrebbero aiutare i figli a superare ed a comprendere la loro separazione, mantenendo attiva la comunicazione e la reciproca collaborazione.

Per limitare i danni, i genitori devono impegnarsi a mantenere una responsabilità condivisa e rassicurare sempre i figli sul piano affettivo, sociale ed economico.

Un figlio dovrebbe sempre poter contare su punti di riferimento solidi, avere prevedibilità degli avvenimenti per il controllo delle situazioni ed anche affidabilità di riferimenti emotivi stabili, per mantenere rapporti soddisfacenti con le figure per lui significative.

Entrambi i genitori “insieme” devono quindi comunicare al figlio cosa sta succedendo, evitando di dirgli la classica frase “mamma e papà non si vogliono più bene e quindi hanno deciso di separarsi”.

L’amore e il bene non finiscono mai, soprattutto quando si continua ad essere genitori.

L’essere coniugi è un concetto ben diverso dall’essere genitori, il ruolo coniugale è una cosa, il ruolo genitoriale è altro. Il primo comporta la separazione, il secondo è la riprogettazione di sé e dell’altro in relazione alle funzioni genitoriali.

“Mamma e papà anche se si separano continuano a volersi bene e continueremo ad essere sempre vicino a te e insieme a te”.

La cosa peggiore che due genitori in fase di separazione, ma certamente anche dopo, possano fare, è servirsi del figlio come un’arma di ricatto, ognuno nei confronti dell’altro, per colpirsi a vicenda.

Chi veramente viene colpito e ferito in questi casi è solamente il bambino.

I litigi e i conflitti tra i genitori provocano nei figli stati di ansia per il disastro che, per loro, la separazione rappresenta.

Importante è rendersi conto che un bambino non resta mai neutrale ed imparziale di fronte alla guerra che i suoi genitori si fanno, cercherà sempre di parteggiare per uno o per l’altro, e le conseguenze non possono che essere dannose.

Il bisogno di proteggere un genitore dall’altro, nonché l’occasione di sfruttare per un proprio tornaconto incosciente il loro antagonismo, può lasciare dei segni indelebili nel loro carattere e nella loro personalità.

Non dimentichiamoci che l’appoggio che loro danno ad uno dei due genitori ha un prezzo …, e molto caro. Imparano a strumentalizzare, a manipolare, a sfruttare ogni situazione a loro favore, a tramare con l’appoggio dell’altro genitore, a volte anche a ricattare.

Questo accade quando il figlio viene di fatto strumentalizzato, quindi reso ambivalente e oscillante tra i due genitori.

Questi bambini oscillano tra un adattamento forzato a due stili di vita, ed il rifiuto di uno per l’accoglienza dell’altro.

Il processo di adattamento per il minore è faticoso, quindi se non c’è complicità tra i due genitori, il bambino finisce per sceglierne uno a discapito dell’altro.

Se invece i genitori sono comunque “insieme” nonostante la separazione, questo non avviene, da qui la necessità di continuare a condividere un vero e proprio progetto di genitorialità.

Certamente non è facile, ma elaborando il dolore e la separazione quale evento traumatico, cercando ciascuno di comprendere i propri errori, e soprattutto riuscendo a salvare il buono che c’è stato nel rapporto, ci si riesce.

Louise Despert nel suo libro “Children of Divorce” affermava “ .. un uomo e una donna possono aver fallito il loro matrimonio ma possono ancora far riuscire il loro divorzio. Con molta fatica..saggezza e una guida esperta possono trasformare questo divorzio nell’esperienza feconda e positiva che il loro matrimonio non ha potuto o saputo essere”.

Siamo consapevoli del fatto che parlare è una cosa, trovarsi nella situazione è un’altra storia. Non tutti i genitori riescono a pensare avendo a mente il primario interesse del minore nella loro situazione, magari conflittuale e piena di reciproche ripicche, ed entrano in un vortice di guerra infinita. Si trasformano in due cecchini, ben piazzati su due opposte colline con il loro fucile puntato, pronti a colpire al minimo movimento. Il problema è che i primi ad essere colpiti sono i loro figli, quelli per cui, ipocritamente, dicono di lottare.

Il diritto di famiglia richiede da tempo e merita di essere aggiornato, attualizzato, semplificato, unificato nella procedura, e certamente devono bilanciarsi in modo migliore i diritti degli adulti, ma sempre nell’ottica di una maggiore tutela dei figli, valutando con calma e serenamente tutte le esperienze e tutti i punti di vista, magari partendo proprio da queste dieci semplici regole, in cui si articola la Carta.


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