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I cavi televisivi e condominio

Contenuto a cura
dell'Avv.
Data creazione: 28 Nov 2019
Data ultima modifica: 28 Nov 2019

Capita di notare che per collegare l’antenna televisiva posta sul tetto del condominio con il proprio appartamento si ricorra ad antiestetici cavi lasciati penzoloni lungo le facciate dello stabile. In cosa si incorre se si tagliano i cavi o si manomettono?

Orbene caratteristica del condominio (1117 c.c.) è il rapporto tra accessorietà e l’utilizzo di beni comuni, contraddistinto poi dalle singole proprietà individuali dei condomini e la possibilità di fruire delle parti comuni, che devono essere perennemente destinate all’uso ed al godimento comune e non potendo divenire nemmeno in parte proprietà esclusiva di nessun condominio.

Orbene, è “consentito ad ogni condomino di servirsi delle parti comuni di un edificio, come lo è la facciata del condominio salvo la tutela del decoro architettonico dello stesso” (cfr. Cass. 13261/2014): il proprietario di una singola unità immobiliare può godere di tale diritto “a condizione che non venga pregiudicata la facoltà di altri condomini di farne il medesimo uso” (cfr. Cass. 688/2017). Per cui ogni condomino può far passare i cavi televisivi sulla facciata del palazzo salvo che tale esigenza ne pregiudichi l’estetica ed infici il decoro architettonico.

Diverso è il caso in cui detti cavi passano ed incidono sulla proprietà e nello specifico sul balcone di un altro condomino. I balconi pur sporgendo dall’edificio “costituiscono un prolungamento dell’appartamento e dunque non possono considerarsi a servizio dei piani sovrastanti, ma sono di proprietà esclusiva dei titolari degli appartamenti cui accedono” (cfr. Cass. 15913/2013). In verità vi è la possibilità per il condomino di far passare i cavi televisivi sull’altrui proprietà quando farli passare sulla propria proprietà risulti particolarmente difficile e dispendioso economicamente. Pertanto in siffatta ipotesi il proprietario dell’appartamento e del balcone sul quale insistono i cavi televisivi non può opporsi in quanto “il diritto di collocare nell’altrui proprietà antenne televisive o cavi è subordinato all’impossibilità per l’utente di utilizzare spazi propri, fermo restando quanto disposto dall’art. 1117 c.c. e dall’art. 1120 in materia di decoro dell’edificio, e non creando disagi al proprietario dell’appartamento sul quale tali dispositivi insistono” cfr. Cass- 9427/2009). Secondo il predetto insegnamento il condomino dell’appartamento su cui passano i fili non può opporsi al passaggio dei cavi televisivi sul proprio terrazzo salvo che gli stessi non possano passare sulla proprietà del condomino del piano superiore anche con un maggior aggravio di spese: l’unico momento, se non quello giudiziario, nel quale discutere tali circostanze è appunto l’assemblea di condominio nella quale si potranno verificare le soluzioni migliori nel rispetto delle singole proprietà.

Anche la rimozione senza alcuna autorizzazione da parte del condominio ovvero l’illecito taglio dei predetti cavi configurerebbe l’ipotesi delittuosa dell’esercizio arbitrario delle proprie ragioni previsto e punito dall’articolo 392 del codice penale che testualmente recita:

Chiunque, al fine di esercitare un preteso diritto, potendo ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente ragione da sé medesimo, mediante violenza sulle cose, è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a cinquecentosedici euro.

Agli effetti della legge penale, si ha violenza sulle cose allorché la cosa viene danneggiata o trasformata, o ne è mutata la destinazione.

Si ha altresì, violenza sulle cose allorché un programma informatico viene alterato, modificato o cancellato in tutto o in parte ovvero viene impedito o turbato il funzionamento di un sistema informatico o telematico


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